GIOVANNI
GUACCERO

composer

A roda dos planetas errantes

Giovanni Guaccero & Choro de Rua

music by G. Guaccero

(CD, AlfaMusic, 2016) - Egea

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I miei pensieri sulle Isole

di Benedetto Fanna (25-11-2008)


Racconto la storia delle mie emozioni, cronologicamente, partendo perciò da quando ho ricevuto da Giovanni il suo libretto. Inizialmente sono stati i monologhi del protagonista Ninetto a colpirmi, specialmente l'ultimo, specialmente le frasi "...ma adesso lassame sta...lassame perde... so stanco, stanco de piacere e de dolore...va via... lassame solo, lassame perde", che mi hanno fra l'altro ricordato l'episodio del film Roma di Fellini, in cui il regista va a trovare l'attrice Anna Magnani e lei lo caccia dicendogli appunto, "a Federì, ma lassame perde, ma va a dormì che è tardi!". Questi monologhi mi sono piaciuti molto e per cui dissi a Giovanni che secondo me aveva scritto delle buone cose e ne valeva la pena che ci lavorasse.

Vorrei spiegare il "mi sono piaciuti": significa che leggendoli mi hanno emozionato, li ho trovati molto forti perché molto veri, sentiti, provati e poi metabolizzati e solo in virtù di tutti questi passaggi, poi scritti dall'autore. E questo a parer mio è alla base di qualsiasi cosa si faccia.

Ma non divaghiamo. Qualche giorno dopo mi è stato chiesto da Giovanni se volevo occuparmi assieme ad Andrea Mancianti delle registrazioni degli inserti "modello radiodramma" e la cosa mi ha fatto piacere. Col mio registratorino ho intervistato diverse persone e accumulato del materiale "incandescente" (mi sono da subito sentito un po' un ladro di sogni e per questo ho cercato di essere discreto nel propormi con la mia domanda "ti va di raccontarmi un tuo desiderio, un tuo sogno, una tua passione?"). Sapevo che Giovanni stava scrivendo la musica della storia che avevo letto ma non ne avevo ancora sentito né letto una nota. Poi abbiamo registrato anche gli attori che hanno recitato le parti dei due inserti del “processo” e della “cena-complotto”. E a proposito di quest'ultimo inserto della cena, un aneddoto divertente: i suoni di stoviglie, masticamenti, deglutizioni, insomma i rumori delle persone che mangiano attorno a un tavolo, li abbiamo registrati durante una riunione-cena del nostro gruppo I Canzonieri ed è stato divertente…

Alla metà di agosto vado a trovare Giovanni a casa sua per travasargli sul suo computer del materiale di interviste e ricevo copia della musica! Confesso che non ho un granché provato a suonarmi ad esempio le melodie, volendo tenermi la sorpresa. Che infatti (e qui facciamo un salto nel tempo di un paio di mesi) c'è stata eccome durante la prima filata tutti insieme (una settimana prima del debutto) a cui ho assistito volentieri e con la partitura alla mano. C'erano tutti i musicisti, compresa l'elettronica (montati anche gli inserti), il coro dei bambini, le tre cantanti e l'attore. Racconto. Quando arrivo agli studi Trafalgar stanno provando gli strumentisti con le cantanti e da subito m'innamoro della "Canzone del mare", fa parte del quadro “Il viaggio”, ma così viene a me di chiamare questo brano, che in realtà si chiama “Canzone di viaggio”. Il contrabbasso pizzicato fa delle armonie sotto la linea melodica del canto, per me, ripeto, fin da subito molto emozionante (direi che è il brano che ha vinto su tutti!). Altra emozione l'attore, ricciolino come il vero Ninetto pasoliniano e che parla in romanesco. Mi piace molto nel primo monologo la scelta del birignao (si dice così mi pare) tipico romanesco nel recitare le parole “castello” e “bello” (tipo Carlo Verdone in “un sacco bbbello”, per intenderci). E poi sono colpito dalla bellezza dei timbri e dalla bravura delle cantanti (tutte e tre). Quindi inizia la filata. I bambini, sarà l'emozione, ma in un primo momento non riescono a mettere corpo in quello che fanno. Andando avanti nella prova invece comincio a sentire anche da loro il tanto che c'è (e che è scritto in partitura). Mi piace l'alternarsi di storia raccontata (recitativo) e musica. Mi piacciono le cantanti, che sono brave anche quando dialogano recitando con l'attore. Mi piace che ci sia un Agnus Dei, che ci sia una condanna. Leggo chiaramente la storia di ciascuno di noi dall'infanzia alla maturazione. A matita, appunto nella mia partitura che vorrei degli effetti nei microfoni delle cantanti dove e quando recitano diventando pensieri-ricordi del protagonista. E mi trovo anche a scrivere spesso "bello", "molto bello!"...

Finita la filata del lunedì si passa il martedì sera alla visita con prove annesse nell’aula 15 della Scuola Popolare di Musica di Testaccio: Stradabanda, Giovanni, Paolo Montin. Tutto bene. E poi prova generale del sabato 15 a Villa Aurelia. E lì l'emozione è forte. Lo spettacolo c'è (pure gli interventi di Stradabanda!). Marco Onorati e io addetti alle porte, al momento giusto apri, di più, accosta, riapri, richiudi... Sia qui che durante lo spettacolo di domenica il terrore di non azzeccare i momenti, di non capirsi con l'esterno, insomma che qualcosa non funzionasse. Invece la generale funziona bene e anche, anzi meglio, lo spettacolo, sia per l’acustica (il pubblico aiuta) che per l’intensità degli "attori".

Lo spettacolo. Tutta la prima parte che riguarda i quadri 1.IL CASTELLO, 2.LA CITTA' (con l'Agnus Dei e il primo inserto-radiodramma della cena), 3.LA CONDANNA in cui inizia la presenza delle cantanti, li vivo come una lunga introduzione. Nel primo quadro Ninetto, gli strumenti che improvvisano (specie le percussioni con Nicola Raffone usa pure un martello giocattolo!) e il coro che canta "oh che bel castello" che mi rimbalza dentro e dialoga con la mia infanzia. Monologo secondo quadro, La Città, si diventa adolescenti: "un bacio...solo un timido bacio...", e qui rivivo i miei primi viaggi e soggiorni a Roma, proprio da adolescente. Inserto "La cena": avete presente quei pranzi/cene-rito, tipo Natale o matrimoni, una volta si diceva borghesi o convenzionali, comunque lunghissimi e noiosissimi e si deve fare così e questo non si deve fare o dire...ecco, lì mi ha riportato l'inserto della cena: nel cuore della "famiglia", l’istituzione di base del nostro paese Italia. L'"Agnus Dei" dei bambini: la cultura, l'approfondimento, l'uomo che si comincia ad intravedere durante la propria adolescenza. Serio. Ma anche gioco, allegria. La chitarra con belle armonie. Poi "La Condanna". Qui è l'adolescenza "difficile" con le fughe da sé (e dalla mamma - difatti le cantanti - , e comunque dai genitori), i sensi di colpa. Nell'inserto del Processo musiche montate che accompagnano le voci di giudici, pubblici ministeri, commentatori e periti (ne è Andrea Mancianti l'artefice). E poi bellissimo il "tango", benissimo cantato e suonato. Uno squarcio di "passione", appunto. Cui Ninetto risponde con la nenia-"fuga" appunto tipica dell'età adolescenziale.

Quadro 4.LA FUGA. Inizia il lavoro di costruzione di sé adulto. O almeno così come l'abbiamo vissuto noi, ora quarantenni, in quegli anni '70-'80. Il coro dei bambini canta una linea melodica semplice e complessa insieme, brevissima, essenziale e molto emozionante, mentre gli strumenti improvvisano su un pedale facendo uscire sempre più il sax che alla fine dialoga con la voce femminile: questo mi ha riportato al mio primo amore. Uomo-donna, ma ancora ragazzo-ragazza. E infatti poi l'inserto delle passioni: "la mia passione era..." che bello... col flauto dietro al pubblico che fa una melodia antichissima. E io volavo in un tiepido cielo stellato sul tappeto di Alì Babà!

Quadro 5. IL VIAGGIO. Mi ha colpito il primo suono (contrabbasso?) come una sirena di nave, il salpare della barca raccontata da Ninetto. Già la prima volta che ho letto questo monologo la storia mi ha fatto pensare alle migrazioni di sempre. Agli schiavi del mondo. E questa ragazza che soffre... È la ragazza della coppia? La prima coppia che avevo appena immaginato e quindi l'impossibilità della coppia stessa? O addirittura la mamma da cui ci si vuole separare sin dall'infanzia e per la qual cosa si è stati processati e condannati? E' il maschilismo e il femminismo degli anni '60-'70? Ma poi a riportarci nella passione, nel mare, nel sole, la Canzone di viaggio... stupenda per me. Non è questo il luogo per farlo, ma varrebbe la pena analizzarla perché molto complessa, dove le note del canto e dei "controcanti" sono a volte forti tensioni-dissonanze dell'armonia creata dal semplice ed essenziale pizzicare delle corde del contrabbasso. Molto intensa. E come il tango molto (troppo?) breve. E poi il monologo dell'"epidemia dell'infelicità", tragi-comico e avrei voluto ridere assieme al resto del pubblico (ma, tant'è...). Gli amici dell'infanzia, per me, che si perdono lungo la strada. Mi è piaciuto molto anche il commento musicale del racconto dell'arrivo alle Isole di fine quadro: Terraaaaaa. Terraaaaaaaaaaaaa. Grandeeeeeeeeee! Bellaaaaaaaaaaaaaa!

E nel Quadro 6. LE ISOLE FELICI, che inizia con "Sorprendenti viaggiatori" (da Baudelaire), ancora l'idea dei migranti, i neri, gli ucraini, i rumeni, che vengono da noi in cerca di una possibilità di vita migliore. Anche qui una linea melodica che mi piace molto, anche nel contrappunto fra le due voci femminili e nell'eco finale. L'ultimo inserto me l'aspettavo proprio così, salvo la musica in elettronica (con gli interventi distorti di banda), lenta, struggente al massimo, un giusto commento musicale all’osservazione del sé più profondo, dove si è soli, nudi, fragili, e il paesaggio è scarno come in un quadro di De Chirico. E poi, sempre in elettronica, la banda che suona "Fita Amarela" di Noel Rosa, una "Amarilli" (Caccini) riproposta bandisticamente in altri luoghi e tempi... Per me questo è stato il cuore dello spettacolo. Lo scegliere. La consapevolezza di sé, coi propri limiti, e la consapevolezza della bellezza, della crudezza, della gioia e del dolore della vita. E infatti questo ci dice la canzone che segue, lo choro "vida morte...". Naturalmente per Giovanni è uno choro col suo proprio ritmo, brasiliano e lingua (portoghese). E checché se ne dica, qui siamo adulti, non più bambini. "Vita, morte, riso, pianto, è il manto che mi copre" (citando Pessoa). Questa è consapevolezza. Consapevolezza adulta. La musica: ho notato che il contrabbasso non fa una linea (di basso appunto), ma suona un tamburo e fa la pulsazione su cui poggia, o meglio, pulsa (come un cuore) la musica (la vita). E come in tutte le favole c'è anche la morale: "felice chi supera gli affanni, beato chi sa vivere la propria felicità..." (Euripide), e tutti improvvisano... e interviene di nuovo fuori dalla sala la Stradabanda. E’ l'EPILOGO (Quadro 7), con l’'ultimo monologo di Ninetto che a me piace più di tutti e di cui ho già parlato all'inizio di questo lunghissimo mio racconto del racconto di Giovanni. E con la ninna nanna finale: buonanotte al secchio! Una piccola cosa ancora però: l'augurio che ci fa Giovanni. Sapete cosa ci dice? Che siamo tutti dei re. Difatti è questa l'ultima nota che tengono a lungo le voci femminili, mentre una banda contemporanea intona contemporaneamente mentre si allontana note di gioia e dolore (a ribadire!). Ed è la Stradabanda, e anche questo ha un suo perché... Bene Giovanni, grazie per le belle emozioni.